Ingresso in guida per questo ristorante-pizzeria scovato quasi per caso in un vicoletto di Genazzano. La proposta, di indole tradizionale con qualche concessione alla rivisitazione, è raccontata in un menù piuttosto limitato (3/4 piatti per portata) che la sera si arricchisce con pizza e fritti che ci ripromettiamo di provare in una futura occasione. Gradevole l’accoglienza con un calice di prosecco e con un cubetto di melone al gin con prosciutto e yogurt gentilmente offerti, a cui abbiamo fatto seguire un uovo cotto a 63°C alla carbonara con pecorino e guanciale, un’ottima interpretazione che ha richiamato la scarpetta coadiuvati dal variegato e buono cestino del pane (ottimi i panini con parmigiano e semi di zucca e sesamo). Non ci è piaciuta, invece, l’idea di proporre tre condimenti per la pasta da abbinare a scelta del cliente con tagliolini, fettuccine, pappardelle o riso, in quanto dà l’impressione di una ristorazione di basso livello e non è questo il caso. Abbiamo così scelto le pappardelle per accompagnare la crema di zucchine e guanciale, trovandole ben cotte, ma con la crema piuttosto scialba, con il sapore della verdura inaspettatamente in secondo piano nonostante la mano allegra nel dosare la crema; ben mantecato il risotto con burro, parmigiano, limone, soia e gamberi crudi, piacevole ma penalizzato dalla presenza eccessiva dell’agrume a monopolizzare il piatto. Altro passo con i secondi: saporita l’eccellente tagliata di manzo sashi così come abbiamo trovato molto equilibrata la tartare di manzo con frolla salata e maionese con salsa teriyaki e senape. Chiusura con il maksysù, una golosa rivisitazione del tiramisù in cui, però, l’utilizzo del pan di Spagna in luogo del savoiardo ci è sembrato un esercizio di stile che nulla apportava alla ricetta tradizionale, anzi…, seguito da un caffè ben estratto ma molto basico, con note di tostatura in evidenza e poca complessità.
Cortese e preciso, oltre che giusto nei tempi.
Su richiesta è stata lasciata in tavola una bottiglia a norma di olio EVO monovarietale Itrana di un’azienda di Cori (LT).
La carta dei vini, interamente dedicata all’Italia, è piuttosto limitata ma tutt’altro che banale, con un focus sulle etichette della regione e spazio a produzioni bio natur proposte con ricarichi corretti. In negativo segnaliamo l’assenza di diverse etichette riportate in lista e la proposta in mescita che si limita a un’opzione per colore.
Posto lungo il declivio del borgo, il ristorante è disposto su due livelli e vanta altrettanti ingressi, con una bella terrazza al piano superiore da cui ammirare il paese. L’interno è all’insegna della modernità, con parte dei muri in pietra alternati ad intonaco bianco, con delle reti metalliche da costruzioni poste in fondo che ospitano bottiglie di vino e libri. A dare calore all’insieme ci pensano i tavoli in legno chiaro lasciati nudi e le belle e comode sedie colorate.
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